Dal 15 Ottobre fino al 31 Dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, la Certificazione Verde Covid-19 (o Green Pass) sarà obbligatoria per accedere nei luoghi di lavoro pubblici e privati

 

In quale luoghi scatterà l’obbligo?

In tutti i luoghi in cui è svolta un’attività lavorativa: aziende, negozi, studi professionali e persino abitazioni private, alle quali un lavoratore deve accedere per svolgere la propria prestazione, sia che si tratti di un domestico oppure un artigiano.

Ciò indipendentemente dall’inquadramento contrattuale del lavoratore in questione: tale obbligo non sarà infatti relativo solo ai lavoratori dipendenti, ma anche ai collaboratori autonomi (Partita IVA o co.co.co), collaboratori occasionali, consulenti, titolari di ditte individuali, dipendenti / collaboratori di terzi appaltatori, somministrati, tirocinanti, agenti e persino volontari, come espressamente previsto dal Decreto stesso.

Gli unici soggetti ad essere esclusi dall’obbligo di presentare il Green Pass per l’accesso ai luoghi di lavoro saranno coloro esentati dalla vaccinazione a fronte di idonea certificazione medica, rilasciata sulla base dei criteri definiti dal Ministero della Sanità (circ. 4/8/2021).

Resta invariata la disciplina normativa vigente in ambito scolastico, sanitario e per gli operatori delle RSA.

 

Chi controlla e come?

L’onere del controllo sarà a carico dei datori di lavoro, che, entro il 15 Ottobre 2021, dovranno definire regolamenti operativi in cui dovranno essere indicati quantomeno:

  1. luoghi aziendali dove verranno svolti i controlli;
  2. periodi temporali in cui verranno effettuati i controlli;
  3. soggetti incaricati a effettuare i controlli e
  4. procedure seguite in caso di assenza della Certificazione Verde o di rifiuto alla sua esibizione.

Le verifiche dovranno avvenire, prioritariamente, al momento dell’accesso al lavoro e potranno essere svolte anche a campione durante la giornata lavorativa. I datori di lavoro dovranno formalizzare, con apposito atto scritto, la nomina di uno o più soggetti quali incaricati dell’accertamento della validità del Green Pass: tali soggetti potranno essere dipendenti della società (i.e. receptionist) o soggetti esterni (i.e. addetti alla sicurezza). Il documento di nomina dovrà contenere le necessarie istruzioni sull’esercizio dell’attività di verifica, anche eventualmente accompagnate da attività formativa.

Resta inteso che gli addetti ai controlli potranno chiedere a coloro che intendono accedere ai locali aziendali anche l’esibizione di un documento di identità al fine di verificare l’autenticità e la validità del loro Green Pass.

Il Garante Privacy ha invece già chiarito che non sarà possibile richiedere all’intestatario una copia del proprio Green Pass da archiviare: l’attività di verifica delle Certificazioni non può infatti implicare – in alcun modo – la raccolta dei dati dell’intestatario.

I soggetti incaricati della verifica dovranno poi trasmettere alla Prefettura competente gli atti relativi alle eventuali violazioni accertate.

In particolare, i datori di lavoro e i committenti dovranno espletare tali controlli in relazione sia ai propri dipendenti sia ad eventuali soggetti esterni, che svolgano attività lavorativa all’interno dei propri locali (inclusi, come anticipato, lavoratori autonomi, somministrati o personale che svolge le proprie mansioni in regime di appalto). In breve, tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, e tutti i committenti dovranno accertare che chiunque acceda ai loro locali per lavorare sia in possesso del Green Pass.

Al momento della verifica, i lavoratori che non dovessero essere in possesso del Green Pass non potranno accedere all’interno dei luoghi di lavoro e saranno considerati assenti ingiustificati dal proprio datore di lavoro, senza conseguenze disciplinari e senza diritto alla retribuzione o ad altro emolumento o compenso.

La riammissione in servizio sarà, quindi, subordinata alla presentazione di valida Certificazione Verde. In ogni caso, i lavoratori privi di Green Pass non potranno essere considerati assenti ingiustificati oltre il 31 Dicembre 2021 e avranno diritto alla conservazione del posto di lavoro: gli stessi non potranno essere infatti soggetti a sanzioni disciplinari di alcuna sorta.

 

Quali sono le sanzioni?

Per i lavoratori

L’accesso ai luoghi aziendali in violazione dell’obbligo di esibizione del Green Pass sarà punita con una sanzione amministrativa di importo da Euro 600 a Euro 1.500: la stessa potrà essere ulteriormente incrementata in caso di contraffazione della Certificazione Verde.

Inoltre i lavoratori, che accedano comunque ai luoghi di lavoro senza possedere il Green Pass, eludendo ad esempio i controlli, saranno altresì sanzionabili disciplinarmente dal datore di lavoro.

Per i datori di lavoro

Nel caso di mancata verifica del green pass o mancata adozione delle misure organizzative, invece, una sanzione amministrativa da Euro 400 a Euro 1.000, che potrebbe essere raddoppiata in caso di reiterate violazioni. Peraltro, alla luce della finalità della norma di garantire la salute e sicurezza dei lavoratori, non si può escludere che i datori di lavoro inadempienti possano essere ulteriormente esposti a contestazioni relative ad omesse cautele ai sensi della relativa normativa.

 

Particolarità per le imprese con meno di 15 dipendenti

Dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata per mancanza di Green Pass, il datore di lavoro potrà sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro a termine, stipulato per la sua sostituzione, comunque per un periodo non superiore a 10 giorni, rinnovabili una sola volta, e non oltre il predetto termine del 31 Dicembre 2021.

 

E lo SMART WORKING?

Il  Decreto NON prevede esplicitamente il ricorso allo smart-working quale misura alternativa alla sospensione: la mancanza di Green Pass NON può trasformarsi in un diritto a lavorare da remoto.

In ogni caso, se per esigenze di ufficio, il datore di lavoro dovesse chiedere al dipendente di lavorare in smart-working, il Green Pass non sarebbe richiesto: il Certificato non serve, infatti, per svolgere la prestazione lavorativa, ma solo per accedere ai luoghi di lavoro.

Sarà comunque essenziale valutare diversi aspetti, tra cui, in particolare, (i) se il datore di lavoro abbia già implementato – alla data del 15 Ottobre 2021 – una policy che disciplini il rientro del proprio personale in azienda e, soprattutto, (ii) se altri lavoratori con le stesse (o analoghe) mansioni rispetto a quelle del lavoratore sprovvisto di Certificazione Verde potranno continuare a lavorare da remoto successivamente l’anzidetta data o meno.

 

Assegno nucleo familiare  e “assegno temporaneo”, cosa cambia

 

L’ANF (assegno nucleo familiare) è una prestazione economica erogata dall’Inps ai nuclei familiari di lavoratori subordinati e parasubordinati, nonché dei titolari di pensione o di prestazioni previdenziali, il cui riconoscimento e la cui determinazione avvengono tenendo conto della tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti e del reddito complessivo del nucleo stesso: in sostanza, la prestazione è prevista con importi decrescenti per scaglioni crescenti di reddito e cessa in corrispondenza di soglie di esclusione diverse a seconda della tipologia familiare.

Il 2021, però, rappresenta un anno molto particolare, all’interno del quale è stato concepito il c.d. “Assegno Unico e universale”, misura che mira a sostituire gli Assegni Nucleo Familiare stessi e che vuole unificare tutte le misure di sostegno nei confronti delle famiglie: una vera e propria rivoluzione che, a differenza di quanto previsto inizialmente, dovrebbe prendere definitivamente vita dal 1.01.2022.

Stanti proprio le evidenti difficoltà di dare piena attuazione all’Assegno unico già da quest’anno, in data 8.06.2021 è stato pubblicato il D.L. 79/2021, all’interno del quale vengono previste 2 misure: da una parte, la maggior novità che è rappresentata dal c.d. “Assegno temporaneo” rivolto a una platea di soggetti precedentemente esclusi dall’ANF e le cui principali caratteristiche sono state meglio descritte dal messaggio Inps n. 2371/2021; in

seconda istanza, viene limitata la validità degli ANF che potranno essere richiesti per il solo periodo 1.07-31.12.2021.

Tutto questo è stato confermato anche dalle nuove tabelle, allegate al messaggio Inps n. 2331/2021, contenenti gli importi, nonché le 2 nuove maggiorazioni, introdotte sempre dal D.L. 79/2021: un aumento di 37,5 euro per ciascun figlio, nei nuclei familiari fino a 2 figli, e di 55 euro per ciascun figlio, nei nuclei familiari di almeno 3 figli.

Procediamo, dunque, ad analizzare le principali differenze tra gli ANF e l’Assegno temporaneo.

 

Nucleo familiare – Per quanto concerne gli ANF nulla è cambiato e potranno beneficiarne, anche per il 2021, soggetti il cui nucleo è composto da:

  • coniuge/parte di unione civile non legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia;
  • figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
  • figli ed equiparati maggiorenni con inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro purché non coniugati, previa autorizzazione;
  • figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • fratelli, sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni, inabili a proficuo lavoro solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
  • nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

 

Per quanto concerne genitori separati/divorziati o sciolti da unione civile, con affidamento condiviso dei figli, il diritto all’ANF sussiste per entrambi e la scelta tra quale dei 2 genitori possa chiedere la prestazione è rimessa a un accordo tra le parti: in mancanza, l’autorizzazione alla percezione dell’assegno viene concessa al genitore convivente con i figli.

In caso di genitore affidatario, il diritto permane anche quando non è titolare in proprio di un diritto a richiedere la prestazione e viene esercitato in virtù dell’eventuale posizione tutelata dell’ex coniuge/parte di unione civile.

 

Molto diversa, invece, la platea dell’Assegno temporaneo che si rivolge a soggetti generalmente esclusi dall’ANF (autonomi, disoccupati che hanno finito la NASpI, incapienti, inattivi, nonché lavoratori dipendenti esclusi dall’ANF e beneficiari di RdC che non percepiscono assegno familiare) e che devono possedere specifici requisiti:

  • essere cittadini italiani o di uno Stato membro dell’UE, o loro familiari, titolari del permesso di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
  • essere soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
  • essere residenti e domiciliati in Italia con figli a carico sino al compimento del 18° anno di età;
  • essere residenti in Italia da almeno 2 anni, anche non continuativi, oppure essere titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale;
  • non avere diritto alla percezione dell’ANF.

 

Reddito complessivo e misura – Per l’ANF permangono le stesse regole: è destinato a nuclei i cui redditi (che dovranno essere composti, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente e assimilato) siano assoggettabili all’Irpef prodotti nell’anno solare precedente al 1.07 di ogni anno.

Per l’Assegno temporaneo, invece, varrà la situazione economica della famiglia, valutata con ISEE aggiornato: da una soglia minima di ISEE fino a 7.000 euro, fino alla quale gli importi spetteranno in misura piena (167,50 euro per ciascun figlio in caso di nuclei con uno o 2 figli; 217,80 euro per figlio in caso di nuclei più numerosi) a una soglia massima di 50.000 euro, oltre la quale la misura non spetta. Gli importi sono maggiorati di 50 euro per ciascun figlio minore disabile presente nel nucleo medesimo.

 

Domanda – L’ANF viene erogato a seguito di domanda che deve essere presentata per ogni anno nel quale si ha diritto, tenendo presente che qualsiasi variazione intervenuta nel reddito e nella composizione del nucleo, durante il periodo di richiesta, deve essere comunicata entro e non oltre 30 giorni.

 

Per quanto concerne l’Assegno temporaneo, la domanda dovrà essere presentata entro e non oltre il 31.12.2021.

Per entrambe le misure, i richiedenti dovranno presentare richiesta attraverso il portale web dell’Inps, Contact Center integrato, istituti di patronato o Consulenti del lavoro con delega dell’azienda (eccetto i lavoratori agricoli e pubblici per cui permane ancora il modulo cartaceo): rispetto a questo, comunque, per quanto riguarda la nuova misura “ponte” la procedura telematica dedicata è stata resa disponibile soltanto dal 1.07.2021 ed è bene sottolineare come per le domande presentate entro il 30.09.2021 saranno corrisposte le mensilità arretrate dal mese di luglio 2021; successivamente al 30.09, invece, la decorrenza della misura corrisponderà al mese di presentazione della domanda stessa.

 

Modalità di pagamento – L’Assegno Nucleo Familiare, il cui diritto spetta dal 1° giorno del periodo di paga nel corso del quale si verificano le condizioni necessarie e fino alla fine del periodo in corso o alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare, viene generalmente anticipato dal datore di lavoro per conto dell’Inps; il pagamento diretto Inps avviene, invece, soltanto nei confronti di addetti ai servizi domestici; di iscritti alla Gestione Separata; di operai agricoli a tempo determinato (OTD); di lavoratori di ditte cessate o fallite; di beneficiari di altre prestazioni previdenziali.

 

Per quanto riguarda il nuovo assegno temporaneo, sarà compito dell’Inps versare gli importi direttamente nel conto corrente indicato dal richiedente, che dovrà, a tal fine, indicare l’IBAN per l’accredito.

 

Si noti, infine, che il nuovo Assegno non costituisce reddito imponibile.

 

E’ stato recentemente pubblicato in G.U. il D.L. n. 73/2021, rinominato “Sostegni-bis”. Si riportano le novità che lo studio ritiene più significative.

 

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO AUTOMATICI E ALTERNATIVI

Il decreto prevede l’erogazione automatica di un nuovo contributo a fondo perduto di importo pari a quello ricevuto ai sensi del Decreto “Sostegni”, per i soggetti che hanno già ottenuto il precedente (e che presentavano una riduzione di fatturato di almeno il 30% del 2020 rispetto all’anno 2019).

Il Decreto prevede inoltre un secondo contributo, alternativo al primo, per i soggetti con ricavi fino a 10 milioni di euro con partita IVA attiva al 26/05/2021, e che abbiano subito una riduzione di fatturato/corrispettivi medio mensile di almeno il 30% nel periodo 01/04/2020 – 31/03/2021 rispetto al periodo 01/04/2019 – 31/03/2020. Non è previsto un importo minimo spettante.

 

Nel caso in cui il contribuente abbia ricevuto automaticamente il primo contributo e questo risulti inferiore rispetto a quello alternativo, avrà diritto di ricevere la differenza rispetto tale maggior valore. Qualora il contributo automatico risulti superiore a quello alternativo, Agenzia delle Entrate non procederà invece a nessun accredito.

Per il calcolo del contributo automatico si applicano le medesime percentuali previste per il calcolo del contributo del D.L. “Sostegni” e qui riepilogate:

 

RICAVI/COMPENSI 2019 % APPLICABILE ALLA DIFFERENZA MEDIA MENSILE DI FATTURATO

NON SUPERIORI A € 100,000

60%

SUPERIORI A € 100.000 MA INFERIORI A € 400.000

50%

SUPERIORI A € 400.000 MA INFERIORI A € 1.000.000

40%

SUPERIORI A € 1.000.000 MA INFERIORI A € 5.000.000

30%

SUPERIORI A € 5.000.000 MA INFERIORI A € 10.000.000

20%

 

Nel caso in cui il contribuente non abbia ricevuto il contributo automatico, ma quello alternativo risulti comunque spettante, avrà la possibilità di presentare un’istanza specifica per la sua erogazione da parte di Agenzia delle Entrate. In questo caso il contributo alternativo sarà calcolato in misura maggiorata rispetto a quello automatico, in base all’ammontare dei ricavi/compensi 2019 del beneficiario. Questo lo schema:

 

RICAVI/COMPENSI 2019 % APPLICABILE ALLA DIFFERENZA MEDIA MENSILE DI FATTURATO
NON SUPERIORI A € 100,000

90%

SUPERIORI A € 100.000 MA INFERIORI A € 400.000

70%

SUPERIORI A € 400.000 MA INFERIORI A € 1.000.000

50%

SUPERIORI A € 1.000.000 MA INFERIORI A € 5.000.000

40%

SUPERIORI A € 5.000.000 MA INFERIORI A € 10.000.000

30%

 

 

ULTERIORI CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO

È previsto un ulteriore contributo a fondo perduto per i soggetti che hanno evidenziato un peggioramento del risultato economico dell’esercizio 2020 rispetto al 2019, subordinato all’autorizzazione dell’UE. Tale contributo spetta ai soggetti con partita IVA attiva al 26/05/2021 e con ricavi non superiori ai 10 milioni di euro. La percentuale minima di riduzione dell’utile di esercizio sarà individuata con prossimo decreto del Ministero dell’Economia e Finanzia e il contributo sarà erogato tenendo conto dei contributi ricevuti dal soggetto beneficiario durante l’intero periodo di pandemia 2020-2021. La domanda dovrà essere presentata entro 30 giorni dall’apertura della procedura telematica e il contributo sarà riconosciuto ai soli soggetti la cui dichiarazione dei redditi sarà presentata in Agenzia delle Entrate entro il 10/09/2021.

È inoltre previsto un contributo a fondo perduto per le attività che, a seguito di disposizioni normative, hanno subito la chiusura obbligatoria nel periodo intercorrente tra il 01/01/2021 e il 26/05/2021 per almeno 4 mesi.

È altresì previsto un contributo a fondo perduto per i soggetti con fatturato superiore ai 10 milioni di euro ma inferiore ai 15 milioni di euro, che non hanno potuto beneficiare dei “ristori” e “sostegni” di cui ai precedenti Decreti. Le risorse stanziate per tale contributo saranno calcolate solamente dopo l’erogazione di quello automatico e/o alternativo di cui al paragrafo precedente.

 

CREDITO DI IMPOSTA LOCAZIONI E AFFITTI COMMERCIALI

Per i soggetti operanti nel settore turistico/ricettivo, il credito d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti di azienda pagati nel corso del 2021 è esteso ai mesi di maggio, giugno e luglio 2021, purché abbiano subito una contrazione del fatturato/corrispettivi di almeno il 50% rispetto allo stesso mese del 2019.

Il credito è esteso poi a tutti i soggetti esercenti attività di impresa/professione, per le mensilità da gennaio a maggio 2021, previa verifica della riduzione del fatturato/corrispettivi medio mensile del 30% per il periodo dal 01/04/2020 al 31/03/2021 rispetto al periodo 01/04/2019 – 31/03/2021.

Possono beneficare di tale credito di imposta anche gli enti non commerciali, a prescindere dalla riduzione di fatturato, per i soli immobili destinati allo svolgimento delle attività istituzionali.

 

SOSPENSIONE ATTIVITA’ AGENZIA DELLA RISCOSSIONE

La sospensione dell’attività dell’ADER è prorogata dal 30/04/2021 al 30/06/2021. Fino alla fine del mese di giugno sono quindi sospesi i pagamenti delle rate delle dilazioni con l’agente della riscossione e i pagamenti sospesi potranno essere versati in unica soluzione entro la fine di luglio. Restano validi gli atti e provvedimenti adottati dall’ADER dal 01/05/2021 al 26/05/2021. Gli eventuali pignoramenti stipendiali riprenderanno a partire dal 01/07/2021; sono inoltre inibite tutte le misure cautelari e le notifiche delle cartelle di pagamento. Sospesi fino al 30 giugno anche le verifiche di inadempienza da parte delle PA prima di disporre i pagamenti nei confronti dei proprio fornitori.

 

CREDITO DI IMPOSTA SANIFICAZIONE E ACQUISTO DPI

Previsto per gli acquisti sostenuti nei mesi di giugno, luglio e agosto un credito di imposta del 30% per le spese sostenute ai fini di sanificazione e protezione da COVID19. In particolare, sono agevolabili: acquisto di dispositivi di protezione individuale (guanti, visiere, mascherine, occhiali protettivi, calzari…), acquisto di detergenti e disinfettanti, acquisto di dispositivi di sicurezza (termometri, termoscanner…), dispositivi atti a garantire e la distanza di sicurezza (barriere, pannelli protettivi…), spese di sanificazione dei locali. Quest’ultime possono anche essere sostenute in economia, avvalendosi di dipendenti e collaboratori, determinando il costo orario del soggetto impegnato in tale attività e moltiplicandolo per le ore effettivamente impiegate nella medesima. L’importo sarà concesso nel limite di spesa di euro 60.000,00 per ciascun soggetto e tenendo conto della disponibilità massima di 200 milioni di euro stanziati dal Decreto.

Il credito spetta anche alle strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale, identificate presso la Regione.

ALTERNATIVE PER I DATORI DI LAVORO DOPO LA CIGO COVID-19

I datori di lavoro soggetti alla CIGO potranno richiedere dal 01/07/2021 , la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, senza applicazione del contributo addizionale fino al 31 dicembre 2021 oppure la CIGS in deroga dal 26 maggio fino al 31 dicembre 2021, nei casi di riduzione di fatturato del 50% e per una durata massima di 26 settimane, previa stipula di accordi collettivi aziendali di riduzione dell’attività lavorativa dei lavoratori in forza, al fine di mantenere i livelli occupazionali nella fase di ripresa delle proprie attività.

 

CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE

Ai fini di agevolare l’inserimento nel modo di lavoro di soggetti disoccupati è prevista la possibilità per tutti i datori di lavoro di assumere, nel periodo compreso tra il 01/07/2021 e il 31/10/2021, persone in stato di disoccupazione (che hanno dichiarato al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa), per un periodo di 6 mesi, sfruttando l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali, nel limite di € 6.000,00.

 

PROROGA INDENNITA’ LAVORATORI STAGIONALI, DELLO SPETTACOLO E SPORTIVI

Prevista l’erogazione di un ulteriore contributo per i lavoratori dipendenti stagionali, del settore turistico e non solo, che nel corso del 2021 hanno cessato, ridotto o sospeso la propria attività a causa del COVID19. L’indennità spetta a coloro che non sono titolari di pensione, di reddito da lavoro dipendente, di reddito di cittadinanza e di reddito di emergenza (nonché di NASPI per i lavoratori del settore turistico) ed è pari ad € 1.600,00.

Prevista inoltre un’indennità per i lavoratori impiegati nel settore sportivo, con i limiti e requisiti sopra esposti, di importo pari ad € 2.400,00 per coloro i quali nel 2019 hanno percepito un reddito di natura sportiva superiore ad € 10.000,00, ad € 1.600,00 per coloro i quali hanno percepito un reddito di natura sportiva superiore ad € 4.000,00 ma inferiore ad € 10.000,00 e ad € 800,00 per coloro che hanno percepito compensi relativi all’attività sportiva inferiori ad € 4.000,00 annui.

 

MORATORIA MUTUI E FINANZIAMENTI

Prevista la proroga dal 30 giugno al 31 dicembre 2021 della moratoria sui mutui e linee di credito previste dal Decreto “Cura Italia”. La sospensione potrà riguardare solo la quota capitale e non sarà automatica ma su richiesta, da presentare all’ente erogatore entro il 15 giugno 2021. Potranno beneficiare della proroga solo le imprese e i professionisti già ammessi in precedenza.

 

GARANZIE STATALI NUOVI FINANZIAMENTI

Possono essere rilasciate entro il 31 dicembre 2021 garanzie da Sace S.p.a. per finanziamenti di durata non superiore ai 6 anni, che possono anche essere incrementali a 10 anni; La garanzia del Fondo Centrale di Garanzia per le P.m.i. è invece innalzata alla misura massima del 80% dell’importo finanziato per operazioni fino a 120 mesi. La garanzia di tale Fondo per importi inferiori ai 30.000,00 euro sarà concessa ora nel limite del 90% dell’importo (anziché 100%), senza tetti massimi per applicazione del tasso di interesse.

 

MISURE A FAVORE DELL’ACQUISTO DELLE PRIMA CASA DA PARTE DI GIOVANI

Favorito l’acquisto della prima casa da parte di under 36 con ISEE inferiore ad € 40.000,00 attraverso l’esenzione totale dalle imposte ipotecarie, catastali e di registro relative alla compravendita di tali immobili. I finanziamenti erogati per tali acquisti, per la costruzione o ristrutturazione di immobili ad uso abitativo sono esenti dall’imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative.

Sono previste inoltre garanzie statali fino al 80% della quota capitale di mutui contratti per l’acquisto di prime case, sempre rispettando i requisiti anagrafici e patrimoniali di cui sopra.

 

BONUS 50% INVESTIMENTI PUBBLICITARI 2021 E 2022

Viene previsto per gli anni 2021 e 2022 un credito di imposta nella misura del 50% degli investimenti pubblicitari effettuati non solo su giornali quotidiani e periodici, comprese le riviste online, ma anche sulle emittenti televisive o radiofoniche, analogiche o digitali. La comunicazione di accesso al credito, calcolato sull’intero valore della spesa, dovrà essere presentata tra il 01 e il 30 settembre 2021. In caso di insufficienza di risorse disponibili, esse saranno ripartite in via percentuale agli aventi diritto.

 

NOTE DI VARIAZIONE IVA ALL’APERTURA DELLE PROCEDURE CONCORSUALI

È variato l’articolo 26 c. 2 del D.p.r. 633/1972, il quale ora prevede la possibilità per il fornitore di un soggetto sottoposto a procedura concorsuale di emettere nota di variazione in diminuzione in caso di mancato pagamento del corrispettivo, in tutto o in parte, da parte del proprio cliente. Il momento di emissione della nota è individuato quindi, potenzialmente, nella data di sentenza dichiarativa di fallimento, nella data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, nella data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o nella data del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

È altresì possibile emettere nota di variazione in diminuzione a seguito di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose.

 

ACE “INNOVATIVA” 2021

Modificata per il solo 2021 la base di calcolo per l’agevolazione ACE: il coefficiente per il calcolo della ripresa fiscale spettante sugli incrementi di capitale proprio dal 01/01/2021 al 31/12/2021 del contribuente aumenta al 15%, contro il 1,3% ordinario. La deduzione dal reddito complessivo netto in questione può essere tramutata anche in credito di imposta.

 

ALTRE NOVITA’ PREVISTE DALLA CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO “SOSTEGNI”

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 69/2021 di conversione del Decreto “Sostegni”, emanato il 22/03/2021. Si riportano alcune importanti novità:

– prevista l’esenzione dal versamento della prima rata IMU in scadenza al 16/06/2021 per i titolari di partita IVA che hanno registrato un calo dell’ammontare medio mensile del fatturato/corrispettivi dell’anno 2020 superiore al 30% rispetto al fatturato/corrispettivi medio mensile del 2019. L’agevolazione spetta solamente per gli immobili nei quali tali soggetti esercitino direttamente la propria professione o attività di impresa. L’agevolazione non spetta a coloro i quali hanno attivato la partita IVA dopo il 23/03/2021.

prorogata la possibilità di effettuare rivalutazioni di beni di impresa anche per il 2021, senza però la possibilità di riconoscimento dei benefici fiscali;

– estesa la rivalutazione dei beni delle imprese del settore alberghiero anche agli immobili concessi in locazione o in affitto a soggetti operanti nel medesimo settore e agli immobili in corso di costruzione, rinnovo o completamento;

– garantito un contributo a fondo perduto per le attività che hanno aperto partita IVA nel 2018 ma che hanno iniziato l’effettiva attività nel solo anno 2019;

– prevista la possibilità di non dichiarare il reddito derivante dai canoni di locazione di immobili ad uso abitativo non percepiti, purché sia già stata attivata la procedura di sfratto o ingiunzione di pagamento da parte del locatore.

 

Si informano i gentili clienti che Agenzia Entrate, in data 14 aprile 2021, ha rilasciato una guida completa sulla gestione del versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse.

L’imposta di bollo si applica su tutte le fatture elettroniche non soggette a IVA riconducibili alle prestazioni/vendite di cui ai seguenti codici natura: N2.1, N2.2, N3.5, N3.6, N4.

Sono escluse dall’applicazione dell’imposta di bollo le fatture elettroniche aventi tipo di documento: TD16, TD17, TD18, TD19, TD20.
Sono ulteriormente escluse le fatture elettroniche dei contribuenti che applicano particolari regimi fiscali, quali quello della vendita di Sali e tabacchi, del commercio di fiammiferi, dell’editoria, della gestione di servizi di telefonia pubblica, della rivendita di documenti di trasporto o sosta, degli intrattenimenti e giochi da tariffa del D.p.r. 640/1972, delle agenzie di viaggi e turismo.
Si ricorda che l’imposta di bollo deve essere applicata solamente per imposti superiori ad € 77,47 e che anche i soggetti in regime “minimo” o “forfettario”, nel caso di emissione di fattura elettronica, sono tenuti a rispettare i seguenti adempimenti.

Sulla fattura elettronica, l’annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo deve avvenire attraverso la valorizzazione “SI” del campo “bollo Virtuale” (2.1.1.6.1 del tracciato xml). Al termine del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, la sommatoria delle imposte di bollo applicate sulle fatture elettroniche del trimestre deve essere versata tramite F24.
Al soggetto che emette tali fatture elettroniche, è riconosciuta la possibilità di addebitare il costo dell’imposta di bollo al proprio cliente, attraverso l’indicazione dell’importo di € 2,00 nel campo “Importo bollo” (2.1.2.6.2 del tracciato xml). La sua valorizzazione rimane facoltativa e non rilevante ai fini del calcolo dell’imposta dovuta da soggetto emittente fattura.

Agenzia Entrate ha implementato una procedura di controllo telematico e di addebito diretto dell’importo delle imposte di bollo sul cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” di ogni partita IVA. I dati proposti nel cassetto personale del contribuente sono suddivisi in due categorie.
ELENCO A: Agenzia propone un elenco, non modificabile, delle fatture del trimestre assoggettate correttamente dal contribuente all’imposta di bollo. In esso sono comprese le eventuali autofatture emesse.
ELENCO B: Agenzia propone un elenco, modificabile dal contribuente, di fatture che presentano i requisiti per l’assoggettamento all’imposta di bollo ma che non riportano da parte del contribuente tale indicazione.

Di fatto, Agenzia Entrate propone in anteprima, dal 15 del mese successivo alla chiusura del trimestre, i calcoli provvisori dell’imposta dovuta. Gli elenchi per il primo trimestre 2021 sono quindi a disposizione dal 15 aprile 2021.

Il contribuente può ora, attraverso una modifica diretta dell’elenco B, correggere in modo analitico quanto considerato da Agenzia per il calcolo definitivo, entro il 30 del mese stesso. Nel caso in cui il contribuente non intervenga sull’elenco, Agenzia Entrate considererà gli importi confermati.

Entro il 15 del secondo mese successivo a quello di chiusura del trimestre di riferimento, Agenzia Entrate proporrà quindi il calcolo definitivo, con le correzioni apportate eventualmente dal contribuente o da suo intermediario abilitato all’accesso al cassetto fiscale.
Il versamento dell’imposta di bollo potrà quindi essere confermato direttamente sul portale, attraverso indicazione dell’IBAN del conto corrente del contribuente sul quale effettuare l’addebito, che dovrà avvenire entro la fine del secondo mese successivo a quello di chiusura del trimestre di riferimento.
Tale versamento rimane alternativo a quello con F24, che il contribuente può sfruttare anche per la compensazione dell’imposta con altri crediti tributari a sua disposizione.

Si informano i gentili clienti che venerdì scorso, 19/03/2021, è stato approvato dal Consiglio dei ministri l’atteso “Decreto Sostegni”. Riportiamo in sintesi le principali novità.

 

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

Previsto un contributo a fondo perduto per imprese e professionisti con partita IVA, che hanno subito nel 2020 un calo di fatturato del 30% rispetto all’anno 2019. L’importo del contributo è determinato applicando le seguenti aliquote al valore della differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2019:

 

  • 60% per i soggetti con ricavi e compensi del 2019 inferiori a 100.000,00 euro;
  • 50% per i soggetti con ricavi e compensi del 2019 superiori a 100.000,00 euro ma inferiori a 400.000,00 euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi e compensi del 2019 superiori a 400.000,00 euro ma inferiori a 1 milione di euro;
  • 30% per i soggetti con ricavi e compensi del 2019 superiori a 1 milione di euro ma inferiori a 5 milioni di euro;
  • 20% per i soggetti con ricavi e compensi del 2019 superiori a 5 milioni di euro ma inferiori a 10 milioni di euro, che rappresenta la soglia massima.

 

Esempio:

Soggetto che nel 2019 ha fatturato euro 450.000 e che nel 2020 ha fatturato euro 300.000,00. Avendo registrato una perdita superiore al 30% del suo fatturato, può accedere al contributo, ottenendo un importo di euro:

(450.000 /12) – (300.000 /12) = 37.500 – 25.000 = 12.500 euro (perdita media mensile di fatturato)

12.500 * 40% = 5.000 euro (valore del contributo a fondo perduto)

 

L’importo è comunque riconosciuto, per i soggetti che ne hanno diritto, per un importo minimo di € 1.000,00 per le persone fisiche ed euro 2.000,00 per le persone giuridiche e per un importo massimo di euro 150.000,00.

Per coloro che hanno attivato la propria partita IVA dal 01/01/2019, il contributo spetta invece anche in assenza dei requisiti di riduzione del fatturato previsti e pari al contributo minimo di cui sopra. In alternativa, è possibile calcolare analiticamente il contributo spettante, considerando, nel calcolo delle media di riduzione di fatturato, i soli mesi successivi a quelli di attivazione della partita IVA. Tutti i soggetti aventi diritto possono optare per la trasformazione del contributo spettante in credito di imposta, da utilizzare da subito in compensazione per il versamento di tributi.

 

 FONDO AUTONOMI E PROFESSIONISTI

Previsto un aumento della dotazione del Fondo per l’esonero dei contributi previdenziali di lavoratori autonomi e professionisti che nel 2019 hanno registrato un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro e che nel 2020 si è ridotto di almeno il 33%. I criteri e modalità per la concessione della riduzione dovranno essere definiti da appositi decreti del Ministero del Lavoro.

 

ANNULLAMENTO RUOLI 2000-2010 DI IMPORTO INFERIORE A 5.000,00 EURO

Previsto uno stralcio automatico delle cartelle di pagamento che presentano singoli carichi non superiori ad euro 5.000,00, consegnati agli Agenti di Riscossione dall’anno 2000 all’anno 2010. Lo stralcio riguarda i soli soggetti che nell’anno 2019 hanno conseguito un reddito imponibile non superiore ad euro 30.000,00.

 

SANATORIA AVVISI BONARI PER LE PARTITE IVA IN DIFFICOLTA’

Prevista la possibilità di definizione degli avvisi bonari di liquidazioni di imposte, non spediti nel periodo di sospensione e relativi agli anni 2017 e 2018, senza effettuare il pagamento di interessi e sanzioni. La misura è riservata ai soggetti che hanno registrato, tra il 2020 e il 2019, una riduzione del volume di affari superiore al 30%.

 

PROROGA PAGAMENTO CARTELLE ESATTORIALI

Prevista un’ulteriore proroga dei pagamenti per le cartelle di pagamento, accertamenti esecutivi e avvisi di addebito dell’INPS, al 31/05/2021. Entro questa data potrà essere altresì richiesta la dilazione dei ruoli, le cui rate in corso e in scadenza dal 8 marzo 2020 al 30 aprile 2021, possono essere versate, in unica soluzione, entro il 31/05/2021. Fino al 30/04/2021 saranno inoltre sospesi i pignoramenti presso terzi e le procedure di blocco dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni.

Per quanto concerne le rate di “saldo e stralcio” e “rottamazione ter” scadute nel 2020, il pagamento potrà essere effettuato entro il 31/07/2021 e, in relazione alle rate in scadenza al 28/02/2021, 31/03/2021, 31/05/2021 e 31/07/2021, il pagamento potrà effettuato entro il 30/11/2021. Alla scadenza si applica sempre la tolleranza di cinque giorni, normalmente previsti per i tardivi pagamenti.

 

RINVIO DELLA PRECOMPILATA IVA E DELLE PROCEDURE DI ALLERTA DEL FISCO

I registri IVA precompilati da Agenzia Entrate saranno disponibili a partire dalle operazioni effettuate il 01/07/2021, mentre la dichiarazione precompilata sarà predisposta dalle operazioni dell’anno 2022. Prevista inoltre la proroga di un anno delle segnalazioni automatiche del fisco agli organismi di composizione della crisi, che partiranno dunque con le comunicazioni di liquidazioni periodiche IVA del primo trimestre 2023.

 

PROROGA TERMINE CONSERVAZIONE ELETTRONICA E INVIO CERTIFICAZIONI UNICHE

Prorogato al 31/03/2021 il termine per l’invio delle certificazioni uniche e al 10/06/2021 il termine per effettuare la conservazione elettronica sostitutiva delle fatture elettroniche 2019.

 

PROROGA DIVIETO DI LICENZIAMENTO E CASSA INTEGRAZIONE

Previste due proroghe: la prima fino al 30/06/2021 per tutte le categorie di datori di lavoro (unica possibile per i datori di lavoro dell’industria e dell’edilizia, che possono fruire della cassa integrazione ordinaria CIGO), ad eccezione di quello domestico, prevede che fino a tale data i lavoratori possano fruire di ulteriori 13 settimane di CIGO con causale “emergenza Covid-19” e non possano subire licenziamenti.

La seconda proroga riguarda solo i datori di lavoro che, non potendo sfruttare la CIGO, usufruiscono degli ammortizzatori sociali previsti per l’emergenza sanitaria e dei trattamenti di assegno ordinario, di cassa integrazione in deroga e della cassa integrazione operai agricoli. Per questi datori e per i loro dipendenti il divieto di licenziamento permane fino al 31/10/2021 e parallelamente, quindi fino a un massimo di 28 settimane, sono estesi i trattamenti di integrazione salariale, per il periodo dal 01/04/2021 al 31/12/2021 (per gli operai del settore agricolo invece sono previsti 120 giorni). Da luglio a ottobre 2021 però il divieto di licenziamento sarà ancorato alla fruizione effettiva degli ammortizzatori sociali quindi, i datori di lavoro che rinuncino ad essi (o che non li possono più applicare), potranno procedere a licenziamenti.

 

INDENNITA’ PER I LAVORATORI STAGIONALI

Prevista un’indennità pari ad euro 2.400,00 per i lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato il proprio rapporto di lavoro involontariamente nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e la data di entrata in vigore del Decreto “Sostegni” e che abbiano svolto un’attività lavorativa per almeno trenta giornate. La medesima indennità è prevista per i lavoratori in somministrazioni, impiegati presso imprese del turismo, ai lavoratori dipendenti stagionali e in somministrazione che appartengono a settori diversi da quello del turismo, ai lavoratori intermittenti, ai lavoratori autonomi privi di partita IVA, agli incaricati alle vendite a domicilio. Tutti questi soggetti non devono essere titolari di rapporti di lavoro o di pensione.

 

INDENNITA’ PER LAVORATORI SPORTIVI

Prevista l’erogazione dalla società Sport e Salute S.p.a. di un’indennità a favore dei lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso società e associazioni sportive dilettantistiche, i quali, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, hanno cessato/ridotto o sospeso la propria attività. L’ammontare dell’indennità è così determinato:

  • A soggetti che nell’anno 2019 hanno percepito compensi relativi all’attività sportiva superiori a euro 10.000,00, la somma prevista è di euro 3.600,00;
  • A soggetti che nell’anno 2019 hanno percepito compensi relativi all’attività sportiva compresi tra euro 4.000,00 ed euro 10.000,00, la somma prevista è di euro 2.400,00;
  • A soggetti che nell’anno 2019 hanno percepito compensi relativi all’attività sportiva inferiori ad euro 4.000,00, la somma prevista è di euro 1.200,00.

Ai fini dell’erogazione dell’indennità, si considerano cessati a causa dell’emergenza COVID tutti i rapporti di collaborazione scaduti entro la data del 30/12/2020 e non rinnovati.

 

NUOVE DISPOSIZIONI PER GLI AIUTI DI STATO

Innalzato il valore massimo degli aiuti di stato fruibili dalle partite IVA nel periodo di emergenza COVID, che passa da 800.000,00 euro a 1.800.000,00 euro fino al 31/12/2021 (275.000,00 euro per il settore della pesca/acquacoltura e 225.000,00 euro per il settore della produzione agricola). Si ricorda che rientrano negli aiuti di Stato, tra gli altri, i contributi a fondo perduto percepiti, il credito di imposta per i canoni di locazioni di immobili e il credito di imposta per adeguamento degli ambienti di lavoro ottenuti nel 2020 e le esenzioni IMU sfruttate nel 2020 e 2021.

 

 

Con la presente informativa, lo studio cercherà di fare chiarezza sul nuovo regime sanzionatorio previsto per i corrispettivi telematici e il relativo RT (Registratore Telematico).

Si rammenta infatti che, dal 2021, tutti i corrispettivi giornalieri dei commercianti al minuto devono essere trasmessi in via telematica ad Agenzia Entrate, entro 12 giorni dal momento di effettuazione dell’operazione (vendita del bene), pena l’applicazione di sanzioni.

Con la Legge di Bilancio 2021 è inoltre stato chiarito che la memorizzazione elettronica (a cui provvede in automatico il RT) e la consegna del documento commerciale al cliente, debbano avvenire non oltre il momento dell’ultimazione dell’operazione, non essendo più possibile quindi consegnare il documento commerciale in un momento successivo.

Le sanzioni per il mancato rispetto della normativa relativa alla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri sono così riepilogabili:

Nei casi di:

  • Mancata o non tempestiva memorizzazione del dato nel RT
  • Mancata o non tempestiva trasmissione del dato ad Agenzia Entrate
  • Memorizzazione e/o trasmissione con dati incompleti o non veritieri
  • Mancato o irregolare funzionamento del RT

Si applica una sanzione unica (non più 2 sanzioni, come in precedenza) pari al 90% dell’imposta corrispondente all’importo non memorizzato, trasmesso o memorizzato e/o trasmesso con dati errati, se l’errore ha concorso anche all’erronea liquidazione dell’Iva del periodo di riferimento, con un minimo di € 500,00.

 

Esempio 1: i corrispettivi dei giorni 15-16-17 febbraio 2021 rispettivamente di € 200 (di cui iva € 36,06), di € 450 (di cui iva € 81,15) e di € 680 (di cui iva € 122,63), non sono né stati memorizzati e né trasmessi ad Agenzia Entrate, ne sono stati considerati al fine dei calcoli della liquidazione IVA periodica.

La sanzione applicabile è di € (36,06 + 81,15 + 122,63) = € 239,84 x 90% = € 215,85

L’importo minimo della sanzione è però previsto in € 500,00.

A tale importo è possibile applicare l’istituto del ravvedimento operoso, solo nel caso in cui la sanzione non sia stata già accertata da Agenzia Entrate o dalle Forze dell’Ordine o Guardia di Finanza. Dunque:

  • Se la sanzione è versata entro 30 giorni, si applica la riduzione a 1/10: € 50,00
  • Se la sanzione è versata entro 90 giorni, si applica la riduzione a 1/9: € 55,55
  • Se la sanzione è versata entro 1 anno, si applica la riduzione a 1/8: € 62,50
  • Se la sanzione è versata entro 2 anni, si applica la riduzione a 1/7: € 71,42
  • Se la sanzione è versata con oltre 2 anni di ritardo, si applica la riduzione a 1/6: € 83,33

 

Esempio 2: i corrispettivi dell’intera settimana dal 15 al 21 febbraio 2021 non sono stati memorizzati e trasmessi in Agenzia, ne sono stati considerati ai fini della liquidazione periodica dell’iva. I corrispettivi dei giorni 18-19-20-21 sono complessivamente calcolati in € 4.200 (di cui iva € 757,38).

La sanzione applicabile € di € (239,84 + 757,38) = € 997,22 x 90% = € 897,49

A tale importo è possibile applicare l’istituto del ravvedimento operoso, solo nel caso in cui la sanzione non sia stata già accertata da Agenzia Entrate o dalle Forze dell’Ordine o Guardia di Finanza. Dunque:

  • Se la sanzione è versata entro 30 giorni, si applica la riduzione a 1/10: € 89,74
  • Se la sanzione è versata entro 90 giorni, si applica la riduzione a 1/9: € 99,72
  • Se la sanzione è versata entro 1 anno, si applica la riduzione a 1/8: € 112,18
  • Se la sanzione è versata entro 2 anni, si applica la riduzione a 1/7: € 128,21
  • Se la sanzione è versata con oltre 2 anni di ritardo, si applica la riduzione a 1/6: € 149,58

 

In caso solamente di mancata o tardiva trasmissione o di trasmissione telematica di dati incompleti o non veritieri (ma di memorizzazione corretta nel RT), che non abbiano inciso sulla corretta liquidazione dell’iva periodica, si applica invece la sanzione fissa di € 100,00 per ogni trasmissione errata od omessa (e non quindi per ogni singola operazione errata o non trasmessa).

 

Nell’esempio 1 quindi, presupponendo che il contribuente abbia versato l’iva correttamente, tenendo quindi in considerazione gli errori commessi in fase di trasmissione telematica, la sanzione applicabile sarà di € 300,00 (€ 100,00 x 3 giorni), potendo sempre accedere all’istituto del ravvedimento operoso. Quindi:

  • Se la sanzione è versata entro 30 giorni, si applica la riduzione a 1/10: € 30,00
  • Se la sanzione è versata entro 90 giorni, si applica la riduzione a 1/9: € 33,33
  • Se la sanzione è versata entro 1 anno, si applica la riduzione a 1/8: € 37,50
  • Se la sanzione è versata entro 2 anni, si applica la riduzione a 1/7: € 42,85
  • Se la sanzione è versata con oltre 2 anni di ritardo, si applica la riduzione a 1/6: € 50,00

 

Nell’esempio 2 invece, con i medesimi presupposti di cui sopra, tale sanzione sarà pari ad € 700,00 (€ 100,00 x 7 giorni), potendo sempre accedere all’istituto del ravvedimento operoso. Quindi:

  • Se la sanzione è versata entro 30 giorni, si applica la riduzione a 1/10: € 70,00
  • Se la sanzione è versata entro 90 giorni, si applica la riduzione a 1/9: € 77,77
  • Se la sanzione è versata entro 1 anno, si applica la riduzione a 1/8: € 87,50
  • Se la sanzione è versata entro 2 anni, si applica la riduzione a 1/7: € 100,00
  • Se la sanzione è versata con oltre 2 anni di ritardo, si applica la riduzione a 1/6: € 116,66

 

Si rammenta che l’istituto del ravvedimento operoso può essere utilizzato solamente nel caso in cui l’irregolarità non sia già stata contestata con un verbale di constatazione o un avviso di irregolarità da parte delle forze dell’Ordine, Guardia di Finanza o Agenzia Entrate.

L’istituto del ravvedimento operoso risulta particolarmente vantaggioso nei casi sopra esposti, relativi a violazioni dagli importi contenuti e che coinvolgono un numero di giorni limitato.  In caso contrario, qualora le irregolarità fossero prolungate e riguardassero importi elevati, il contribuente potrebbe considerare la possibilità di non sanare le sanzioni con ravvedimento operoso e aspettare l’atto di contestazione delle sanzioni. In tale occasione, avrà infatti la possibilità di accedere alla definizione agevolata al terzo delle somme dovute e di chiedere la rateizzazione delle stesse. Sempre in tale occasione, potrà sfruttare l’istituto del “cumulo giuridico” e della “continuazione”, che consentono di applicare, per tutte le violazioni riscontrate nel periodo, la sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio.

 

Negli esempi precedenti quindi, in caso di contestazione delle violazioni da parte delle autorità preposte, il contribuente verserebbe l’importo di € 500,00, aumentato di un quarto, e ridotto poi a un terzo per definizione agevolata, quindi in totale € 208,33, da pagarsi anche in forma rateale.

 

Le altre tipologie di sanzioni previste dalla nuova normativa sono:

  • Nel caso di mancata tempestiva richiesta di intervento per la manutenzione o nei casi di omessa verifica periodica del RT, si applica la sanzione da € 250,00 ad € 2.000,00.

 

  • Nel caso di mancata installazione del RT e degli strumenti per l’emissione del documento commerciale, si applica la sanzione da € 1.000,00 ad € 4.000,00.

 

  • Nel caso di manomissioni o alterazione degli strumenti di trasmissione, ai fini di elusione della normativa in materia di memorizzazione trasmissione dei dati, si applica la sanzione da € 3.000,00 ad € 12.000,00.

 

Sono altresì previste delle sanzioni accessorie, in caso di reiterazione delle suddette violazioni.

Nel dettaglio:

  • Se nel corso di un quinquennio sono state contestate 4 distinte violazioni consistenti in mancata/non tempestiva memorizzazione e/o trasmissione dei dati o memorizzazione/trasmissione di dati errati o non veritieri, si applica la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività per un periodo da 3 giorni a 1 mese;

 

  • Se l’importo complessivo dei corrispettivi contestati è superiore ad € 50.000,00, si applica la sospensione dell’attività da 1 mese a 6 mesi;

 

  • Se è accertata l’omessa installazione dei registratori si applica la sospensione della licenza o autorizzazione all’esercizio per un periodo dai 15 giorni ai 2 mesi e, in caso di recidiva, per un periodo dai 2 ai 6 mesi.

 

 

E’ stato recentemente prorogato il termine per la convocazione di assemblee ordinarie di associazioni, fondazioni e società in genere. L’articolo 73 del D.L “Cura Italia” aveva già prorogato tale termine fino alla cessazione dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020. In seguito all’approvazione del cosiddetto “Decreto Milleproroghe” (D.L. 30 dicembre 2020 n. 183), tale termine di convocazione delle assemblee in via telematica è stato esteso alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19; le stesse devono essere convocate in via telematica, comunque non oltre il 31 marzo 2021.

Le associazioni che non abbiano regolamentato nei propri Statuti modalità di svolgimento di sedute in videoconferenza possono quindi riunirsi secondo tali modalità, ovviamente nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità preventivamente fissati (preferibilmente con delibera del Consiglio Direttivo) e con il vincolo che siano individuati sistemi idonei all’identificazione certa dei partecipanti all’evento.

Le associazioni invece il cui Statuto regolamenta le convocazioni di assemblee “a distanza”, devono necessariamente seguire le disposizioni in esso contenute.

Ai fini dello svolgimento dell’assemblea in via telematica, alternativa a quella “in presenza”, il Consiglio Direttivo deve rendere noto di voler sfruttare tale modalità già nella lettera di convocazione, indicando, oltre al giorno e alla data prescelta, anche lo strumento utilizzato (conference call, piattaforma audio-video, videoconferenza), il link o le credenziali necessarie per accedere alla riunione, le modalità con le quali saranno identificati i partecipanti e tracciata la loro partecipazione, nonché i termini con cui saranno esercitati i diritti di voto. Importante, a tal fine, è considerate adeguatamente anche la propria informativa privacy (tracciamento IP e log, dati relativi all’immagine e di raccolta di ulteriori informazioni personali…), resa agli associati prima di convocare l’assemblea.

Si rammenta inoltre che, nel caso di assemblea convocata con modalità telematiche, non è necessaria la presenza fisica, nello stesso luogo, di presidente e segretario dell’assemblea stessa.

Si ricorda che, nonostante la convocazione di assemblee “a distanza” sia da preferire durante il periodo di emergenza sanitaria, rimane possibile convocare le assemblee ordinarie anche fisicamente, nel rispetto rigoroso delle norme anti-Sars-COV2, quindi garantendo la distanza personale di almeno un metro, l’obbligo di mascherina e di igienizzazione, con presenza di adeguate soluzioni idro-alcoliche per l’igienizzazione delle mani dei partecipanti.

Nel caso di assemblee sia “in presenza” che “a distanza” si può anche scegliere come modalità di voto quella per corrispondenza, facendo pervenire a ogni socio, una scheda di voto precompilata, con la quale esprimente la propria volontà e da restituire compilata all’associazione mittente entro il giorno precedente all’assemblea stessa. Tale procedura sicuramente necessita di un lavoro preparatorio non indifferente in quanto tutte le proposte di deliberazione, incluse quelle eventualmente poste durante l’assemblea stessa, debbono essere formulate per iscritto e adeguatamente pubblicizzate. Per questo motivo, in genere, se ne sconsiglia l’adozione.

 

Si precisa altresì che la proroga legale sopra esposta per la convocazione delle assemblee ordinarie per l’approvazione del bilancio dell’associazione non è disposta esplicitamente per la convocazione di assemblee straordinarie per il rinnovo delle cariche elettive, che possono dunque essere volontariamente posticipate, con delibera del Consiglio Direttivo, in ragione dell’emergenza epidemiologica, a data da destinarsi.

Si ritiene che l’associazione, per evitare di rimanere senza organo amministrativo, possa sfruttare comunque l’istituto della prorogatio dei poteri del Consiglio Direttivo uscente, anche dopo la scadenza del proprio incarico e fino alla nomina dei componenti del nuovo Consiglio Direttivo.

Di conseguenza, i consiglieri e il Presidente possono continuare a compiere gli attivi di ordinaria amministrazione fino alla convocazione di un’assemblea straordinaria “in presenza”, nella quale eleggere i nuovi membri del Consiglio Direttivo e il nuovo legale rappresentante.

Nulla vieta comunque all’associazione, compatibilmente con quanto disposto nel proprio Statuto, di convocare l’assemblea straordinaria nei termini corretti, o comunque posticipati a seconda della decisione del Consiglio Direttivo, per l’elezione delle nuove cariche con modalità telematiche, oppure “in presenza”, rispettando i medesimi accorgimenti sopra esposti e previsti per le assemblee ordinarie ma con la nota differenza delle diverse maggioranze previste per la partecipazioni degli associati al voto.

Il legislatore, nel corso dell’anno 2020, è intervenuto con importanti provvedimenti in materia di rivalutazione dei beni iscritti nel bilancio delle imprese al 31/12/2019.

In particolare, si riepilogano in seguito le norme più interessanti:

 

  • Decreto 08/04/2020 n. 23/2020 articolo 12-ter – per ogni tipologia di impresa

Tale rivalutazione ricalca quella già prevista in precedenti periodi d’imposta ed è relativa ai bilanci dell’anno 2020, 2021 e 2022. La rivalutazione in esame coinvolge potenzialmente tutte le immobilizzazioni materiali e immateriali iscritte in bilancio e deve essere effettuata per categorie omogenee di beni.

Essa consente di esprimere un maggior valore del bene e del relativo fondo iscritti a bilancio. Per attribuire rilevanza anche fiscale a tali valori l’imposta sostitutiva prevista è del 12%, o del 10% in caso di beni immateriali. In tal modo, gli ammortamenti del maggior valore saranno deducili dal terzo anno successivo ed eventuali plusvalenze, in caso di cessione dei beni rivalutati, tassabili solamente dal quarto anno successivo.

La relativa riserva di rivalutazione, creatasi a bilancio con l’operazione, è affrancabile (e quindi distribuibile ai soci) versando un ulteriore imposta sostitutiva del 10%.

 

  • Decreto 08/04/2020 n. 23/2020 articolo 6-bis – riservato al settore alberghiero e termale

Anche la rivalutazione in esame coinvolge potenzialmente tutte le immobilizzazioni materiali e immateriali iscritte in bilancio al 31/12/2019 (delle imprese del settore turistico e termale) e deve essere effettuata per categorie omogenee di beni. La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio 2020 o nel 2021. La rivalutazione, a fini civilistici e fiscali risulta gratuita.  Il maggior valore potrà essere ammortizzato in bilancio già dal 2020 mentre le eventuali plusvalenze da cessione del bene rivalutato saranno tassabili solamente a partire dal quarto anno successivo.

È dovuta solamente un’imposta sostitutiva del 10% per l’eventuale affrancamento della Riserva venutasi a creare a seguito dell’operazione, ai fini di una sua successiva distribuzione.

 

  • Decreto 14/08/2020 n. 104/2020 articolo 110 – per ogni tipologia di impresa

Trattasi della novità più interessante, che riguarda però il solo bilancio dell’anno 2020. La rivalutazione prevista riguarda i singoli beni (e non categorie omogenee di beni). La rivalutazione civilistica, che va eseguita con riferimento al valore di mercato, risulta gratuita, con semplice annotazione nell’inventario e in nota integrativa del bilancio.

Per la rilevanza fiscale è invece richiesto il versamento di un’imposta sostitutiva del 3% (da versare in un massimo di tre rate annuali, di cui la prima al 30/06/2021). In questo modo, il maggior valore potrà essere ammortizzato (come costo interamente deducibile) già dal 2021. Per eventuali plusvalenze o minusvalenze, successive alla cessione dei beni rivalutati, i maggiori valori avranno valenza dall’anno 2024.

Sono rivalutabili tutti i tipi di bene (fabbricati, terreni, partecipazioni, macchinari, attrezzature, marchi e brevetti…), anche se già completamente ammortizzati in bilancio, nonché i beni acquisiti tramite leasing e riscattati entro il 31/12/2019. Sono esclusi dalla rivalutazione solamente i beni merce.

È dovuta un’ulteriore imposta sostitutiva del 10% (da versare in un massimo di tre rate annuali) per l’eventuale affrancamento della Riserva venutasi a creare a seguito dell’operazione, ai fini di una sua successiva distribuzione.

 

Agenzia Entrate, nell’ambito di un webinar tenutosi in data 25/01/2021, ha illustrato i contenuti tecnici delle linee guida per la gestione della lotteria degli scontrini da parte degli esercenti, al via dal 01/02/2021.

In particolare, si segnalano le precisazioni più importanti:

  • Adeguamento tecnologico: l’esercente che intende partecipare e far partecipare di conseguenza i propri clienti alla lotteria degli scontrini, deve necessariamente adeguare il software del proprio RT. Si rammenta che il registratore telematico dovrà essere adeguato, entro il 01/04/2021, anche al nuovo tracciato 7.0 previsto per l’invio telematico dei corrispettivi. Tale adeguamento però rimane slegato da quello necessario all’attivazione del tracciato per la lotteria degli scontrini.
  • Pagamenti solo elettronici: risulta utile segnalare alla propria clientela che l’esercizio risulta abilitato alla trasmissione dei dati per la lotteria degli scontrini, mediante un cartello o un contrassegno apposto in luogo ben visibile. Il cliente che intende partecipare all’estrazione della lotteria dovrà disporre del proprio codice lotteria, da esibire all’esercente, e pagare l’intero importo con mezzi di pagamento elettronici.
  • Indicazioni sul documento commerciale: l’esercente deve riportare sul documento commerciale il codice lotteria del cliente e annotare la modalità di pagamento elettronica sullo stesso, pena l’impossibilità da parte del suo cliente di partecipare alla lotteria; se per errore l’esercente riporta un codice lotteria sul documento commerciale a fronte di un pagamento non elettronico, il dato non sarà caricato nella banca dati esistente ai fini dell’estrazione dei premi lotteria.
  • Soluzioni tecniche: si consiglia di collegare direttamente il registratore telematico al sistema di pagamento elettronico tramite POS, attraverso apposita porta di connessione, in modo da annotare in automatico l’informazione del pagamento sul documento commerciale. In alternativa, l’esercente dovrà riportare la modalità di pagamento sul documento tramite apposito tasto funzione del RT (o facendone abilitare uno).

È inoltre consigliato all’esercente di dotarsi di un lettore di codice a barre, per inserire rapidamente, e in maggior sicurezza, il codice lotteria sul documento commerciale; alternativamente, il codice dovrà essere digitato manualmente sul tastierino del RT dall’esercente.

Esclusioni e precisazioni ulteriori:

  •  per gli acquisti effettuati in farmacia, il codice lotteria risulta alternativo alla presentazione del tesserino sanitario. Per l’acquisto di medicinali è quindi garantita solo la possibilità di recuperare la detrazione fiscale del 19% del costo di acquisto del farmaco/medicinale, qualora il cliente esponga all’esercente il tesserino sanitario. Nulla vieta al cliente di presentare all’esercente il solo codice lotteria, rinunciando alla detrazione di cui sopra. Per gli acquisti di prodotti non medicinali invece, si può partecipare alla lotteria degli scontrini. Se si acquistano sia medicinali che prodotti non sanitari, mostrando il tesserino sanitario risulterà preclusa comunque la partecipazione alla lotteria.
  • Il pagamento con ticket restaurant/buoni pasto esclude la possibilità per il cliente di partecipare alla lotteria.
  • Se si acquista una gift card con mezzi di pagamento elettronici, si può partecipare alla lotteria. L’utilizzo successivo della gift card invece non consente di partecipare alla lotteria, trattandosi di un pagamento in forma non elettronica.

Si segnala il sito dedicato di Agenzia Entrate per eventuali chiarimenti: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/la-lotteria-degli-scontrini-guida

 

Il Ministero dell’Economia e Finanze, durante un’interrogazione in Commissione VI Finanze della Camera dei Deputati (5-04376) lo scorso 28/07/2020, ha posto rilevanti condizioni fiscali in capo agli enti che effettuano somministrazione di alimenti e bevande in regime di L 398/1991.

Nel dettaglio, il Ministero ha specificato che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande effettuata, seppur in maniera occasionale ma al di fuori di manifestazione sportive, per esempio durante lo svolgimento di feste popolari, sagre, eventi socio/culturali, risulta sempre di natura commerciale.

Citando la circolare n. 18/2018 dell’Agenzia Entrate, si ribadisce infatti che rientrano tra i proventi commerciali connessi agli scopi istituzionali solamente i ricavi delle attività commerciali che siano funzionali strutturalmente all’attività sportiva (es: somministrazione di alimenti e bevande durante una gara), in quanto naturale completamento degli scopi dell’ente sportivo. Per tali attività è consentito sfruttare quindi il regime agevolato della Legge 398/1991 (forfettizzazione dell’IVA e dell’IRES).

Sono perciò da escludere dall’applicazione della legge in questione e quindi da ritenersi commerciali pure tutte quelle attività non connesse agli scopi sportivi/istituzionali dell’ente. Di conseguenza, la somministrazione di alimenti e bevande al di fuori di contesti sportivi e dalla pratica dello sport, non riguardando l’attività istituzionale, non può beneficiare del regime agevolato di cui sopra. Si evidenza altresì che durante sagre, manifestazioni popolari, eventi socio/culturali l’attività di somministrazione non è effettuata solamente nei confronti di soci e tesserati, ma anche di altri soggetti estranei all’ente sportivo (non costituendo quindi un “corrispettivo specifico”), avvalorando perciò la tesi della natura commerciale pura dell’operazione.

Per la partecipazione a sagre, eventi socio/culturali e manifestazioni popolari in genere, qualora l’associazione/società sportiva intenda somministrare al pubblico di alimenti e bevande, lo studio suggerisce di attrezzarsi in tempo, acquistando quindi un registratore telematico (RT) per l’invio dei corrispettivi ad Agenzia Entrate. Risulta, al contempo, necessario dotarsi di un differente e corretto sistema contabile amministrativo, predisposto per la tenuta di una contabilità separata, con i registri IVA e il registro dei beni ammortizzabili. Si segnala altresì che tutto ciò comporta anche la necessità di effettuare la liquidazione dell’IVA con le regole ordinarie (iva a debito – iva a credito) e la predisposizione obbligatoria della Dichiarazione IVA annuale. Ai fini reddituali, è possibile invece optare per il regime di tassazione ordinaria IRES (ricavi – costi) oppure applicare il regime forfettario sui ricavi commerciali (purtroppo non altamente competitivo come quello della L. 398/1991) previsto dall’articolo 145 del TUIR.